Cose da fare in caso di pandemia

«Sono nata per essere uno scrittore e sarei uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere». Prendo in prestito le parole di Oriana Fallaci, alla quale mi lega un percorso simile, per presentarmi.


Come si reagisce a una pandemia? Opponendo la bellezza e la creatività all’orrore. Ripartendo da una nuova, spero, famiglia, per me che ho sempre avuto pochi punti di riferimento. Nella vita di prima, per il mio lavoro che è anche una passione, una missione, una vocazione e si sovrappone al privato, viaggiavo duecento, duecentocinquanta giorni all’anno. La pandemia mi ha colto durante il mio ultimo booktour, con ancora una cinquantina di date in Italia e all’estero già fissate. Ero in tour da sei anni. La casa di Milano, minuscola, molto meriniana, era un posto nel quale passare a cambiare il bagaglio, avendo scelto però questa città come base. Era bello partire, e anche tornare. Avevo i miei riti, milanesi, ed era un piacere ritrovarli dopo poche ore o dopo giorni.


«Non pensare alla vita di prima» mi dice in piena pandemia una persona, cambiando completamente la mia prospettiva sul futuro e il modo in cui sto vivendo questo periodo complesso per tutti, per il mondo della Cultura di più. Se accettiamo che niente sarà come prima, tenendo tutto quello che abbiamo costruito, sarà più facile creare il nuovo mondo, come stiamo già facendo. Io, grazie al Presidente Fabrizio Capaccioli – al quale esprimo tutta la mia gratitudine – e a tutti voi, ricomincerò da voi, da noi. Porto cultura, passione, sensibilità. Sono pronta a fare qualsiasi cosa, in particolare in ambito culturale e sociale, magari anche con un bicchiere di vino in presenza. Entro nel vostro, nel nostro Club da intellettuale donna, sempre attenta alle questioni di genere, non perché voglia essere trattata come un “panda”, ma perché c’è ancora molta strada da fare. Arrivo in uno dei momenti peggiori della Storia, ma la Storia impone a tutti noi il ruolo di testimoni e dobbiamo essere all’altezza dello stesso. La mia investitura, mentre un mostro invisibile ci obbliga al distanziamento sociale, sarà un avvenimento a suo modo storico. Il distanziamento non deve diventare distanza. La situazione attuale non deve impedirci di stare insieme – aiutati pure dalla tecnologia, che ci sta salvando –, di realizzare nuovi progetti, di sognare in grande. Oso dire: di essere felici. Ultimamente abbiamo dimenticato che esiste anche questa parola: felicità.


Auguro a tutti voi, a tutti noi di vederci/rivederci presto di persona e di ritrovare quella leggerezza calviniana che è il sale della vita. «Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara» direbbe la mia, la nostra Eroina del caos, Alda Merini, la sopravvissuta per eccellenza, la guru della rinascita, icona di Milano, tra i pochi italiani candidati al Premio Nobel per la Letteratura. E so già cosa indosserò, quando sarò investita dal Presidente: una mascherina rosa che avevo tenuto da parte per una occasione speciale.


Annarita Briganti