Fake news

Non è vero, e c’è il rischio di crederci.

È dedicato a un tema attuale, le fake news, il Caminetto organizzato dal Presidente Fabrizio Capaccioli per il Rotary Club Milano Porta Venezia. Un incontro digitale aperto a tutti, andato in onda giovedì 4 giugno come sempre in diretta, come sempre alle 20,30, sul sito del Club e sulla sua pagina Facebook, ancora online per chi volesse vederlo.

La conferenza, dal titolo: “Fake news. Quando il virus è la disinformazione”, vede il dialogo tra Capaccioli e il professore Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano, membro della task force governativa anti fake news voluta dal Sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Andrea Martella, fondatore del portale www.dirittodellinformazione.it Era atteso anche Alessandro Sallusti, direttore responsabile de Il Giornale, ma ha avuto un imprevisto.

Esiste la verità? chiedono nei commenti, in un mondo nel quale i fatti sono sempre più mischiati alle opinioni e i social, che pure ci stanno salvando da tanti punti di vista, aiutano la diffusione di notizie false. Capaccioli ricorda, per esempio, come i dati sul contagio cinese comunicati dalla Cina stessa siano “strani”. «Con la task force non ci occupiamo di geopolitica, ma abbiamo un compito preciso e altrettanto importante: controllare tutte le notizie che circolano in rete e sui social sul virus, per denunciare quelle false» spiega Razzante, collegato, come tutti gli ospiti di questo ciclo di conferenze digitali, in remoto, con uno splendido quadro alle sue spalle. «Siamo undici esperti, ci siamo riuniti già virtualmente più volte e non siamo retribuiti per il nostro incarico. È un volontariato di qualità, per mettere a disposizione del nostro Paese ciò che sappiamo» continua Razzante, che dà qualche dritta su come riconoscere le fake news. Le notizie false sono prodotte spesso da siti sconosciuti, creati per l’occasione, con dati superati dalla realtà o citando studi che non esistono, e sono condivise sui social e nelle chat private, come sta avvenendo per il coronavirus. «Il virus è un caso di scuola per le fake news. Non è che un virologo abbia ragione e un altro torto, ma non si può generalizzare la loro esperienza» aggiunge il professore, che dà anche qualche consiglio per convivere con le fake news, e con il virus. «Bisogna sospendere il giudizio, abituarsi all’incertezza, usare la rete in modo maturo e consapevole, registrare la pluralità dei punti di vista e riprendere a fare la vita di prima. So di dire una cosa forte, ma ogni tanto dovremmo dimenticarci che il virus esiste».

Tra i tanti spunti forniti da Capaccioli a Razzante c’è la questione “bollino di qualità” per aiutare i naviganti a orientarsi nel mare della rete. Una soluzione di non facile realizzazione, visto il flusso informativo – vero o presunto – che si produce in rete, ma ricordiamo, come ha fatto il professore, che i giornalisti hanno un codice deontologico, una testata e sono iscritti a un Ordine, che pure dovrebbe vigilare. Gli stessi giornalisti potrebbero firmare gli articoli anche con il loro numero di tessera, come propone Razzante, e si va, sempre nell’analisi del professore, verso una maggiore responsabilizzazione dei colossi del web. Twitter censura Trump, Facebook no: il dibattito è aperto. «Di certo», sono le parole di Razzante, «i colossi del web non possono continuare a fare i Ponzio Pilato, non occupandosi anche dei contenuti che pubblicano, pena la perdita della stima, dell’affezione da parte degli utenti».

Nel finale, stimolato da Capaccioli, registriamo la richiesta di Razzante di riaprire le università, anche se lui pensa che non avverrà prima di fine anno, e l’invito a donare donare donare, aderendo con qualsiasi cifra alla campagna lanciata dal Presidente e dal Club, “Se non ora quando”, per aiutare chi è in difficoltà dopo questo tsunami.

Annarita Briganti